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La forza delle piante per combattere l'inquinamento
Ricercatori statunitensi della North Carolina State University sono al lavoro per dimostrare l’enorme utilità degli alberi nel catturare i residui di carburante che vengono dispersi nel terreno e nelle acque sotterranee.
Il processo, che gli scienziati hanno denominato Phytoremediation in parte traducibile come “Fitorimediazione” consiste in una vera e propria operazione di tecnologia green finalizzata alla estrazione, all’accumulo e alla distruzione degli agenti nocivi contenuti nei combustibili attraverso la piantagione di alcune specie di alberi nelle aree contaminate.
Questa soluzione si basa sulla capacità naturale di alberi come il Salix Viminalis, o il Genus Trifolium di estrarre i metalli pesanti e i composti organici e di assorbirli attraverso le loro radici nelle fasi di lignificazione, volatilizzazione, metabolizzazione e mineralizzazione. Il processo viene studiato già da una decina di anni da esperti di tutto il mondo e risulta un metodo estremamente funzionale, dal momento che le tecnologie tradizionali di smaltimento dei residui nel terreno si sono spesso rivelate molto dispendiose da un punto di vista energetico, oltre che economico.
Le ricerche nel North Carolina sono portate avanti da un gruppo diretto dalla Dott.ssa Elizabeth Nichols – professoressa di tecnologia ambientale al Dipartimento di Stato per le foreste e le risorse ambientali dello stato americano.
Col supporto delle agenzie federali e statali, dell'esercito e dell'industria il gruppo è attualmente impegnato nel tentativo di ripulire un sito contaminato della Guardia Costiera, nella zona di Elizabeth City. ?Qui, in un'area di 5 acri, sono stati piantati oltre 3000 alberi a veloce crescita per rallentare il più possibile la corsa delle acque sotterranee, cariche del carburante disperso nel terreno, verso il fiume poco distante: si tratta di 500 pioppi e salici nel 2006, oltre 2500 esemplari nel 2007.
Presentando i primi effetti della ricerca la Nichols ha affermato: “I nostri risultati iniziali sono molto incoraggianti, e le quantità di carburanti nel terreno sono diminuite molto più in fretta di quanto immaginassimo. Ma c’è ancora molto da imparare a proposito di quanto gli alberi possano sopportare la presenza di combustibile per lunghi periodi. Ci sono due zone del sito in cui gli alberi non stanno molto bene, ma in generale la crescita delle piante e la loro sopravvivenza sono impressionanti. Ulteriori studi sono in corso per tentare di confermare le aspettative e provare questo processo anche in altri siti. ”
Commenti
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soralella ha scritto:Se si pensa che in un posto nella provincia di Reggio Calabria c'è un albero d'olivo su delle rocce in mezzo al mare , che nonostante l'acqua salata, scarichi ecc...riesca ad esser bello e fruttifero se si pensa al male dei siti del guadagno altrui...ecco se si pensa...sicuramente si trova la risposta!!!
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